Scrivendo di progetto e cose limitrofe mi trovo spesso a litigare con i limiti del mio vocabolario. «Interessante» è una parola in cui ricado spesso, troppo spesso forse, in mancanza di meglio. Non ci sarebbe niente di male: ha un significato preciso che la rende utile in varie circostanze. Però ad esso si è aggiunto un altro uso, di generica interlocuzione.

Risultato: se si definisce qualcuno o qualcosa «interessante», nell’ascoltatore sorge una legittima diffidenza. Quando invece non si voleva dire altro che quello: «interessante».

Interesting è anche il titolo di un breve racconto di Lydia Davis, dalla raccolta Samuel Johnson is Indignant (McSweeney’s Books). Eccone qualche riga:

Here is a very handsome English traffic engineer. The fact that he is so handsome, and so animated, and has such a fine English accent makes it appear, each time he begins to speak, that he’s about to say something interesting, but he is never interesting, and he is saying something, yet again, about traffic patterns.

Qui trovate il testo completo, insieme a un altro brevissimo pezzo sullo stesso tema, Boring Friends.