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The Book and Other Books è il risultato di un workshop tenuto da Julia Born e Lex Trüb con gli studenti del Werkplaats Typografie. Non è un libro – sembra piuttosto un quotidiano, per il formato, la carta e l’aspetto transitorio; eppure dai libri trae la sua ragione di esistere.

Ogni anno giurie nazionali e internazionali si riuniscono per decretare quali siano i più bei libri della stagione; ogni anno designer più o meno celebri progettano cataloghi che proprio di quei libri vorrebbero essere la celebrazione; e ogni anno mi sembra che dai libri – quelli originari, la radice di tutto – ci si allontani un po’ di più. In questa sfida ciclica, ciò che alla fine ci troviamo in mano è sempre più raramente un vero libro.

The Book and Other Books guarda questo tema da una angolazione diversa: conoscendo già il limite delle possibilità di rappresentazione di un libro, prova a trovare altri modi di farcelo conoscere. Presenta dodici libri scelti da ognuno dei partecipanti al WT; dodici percorsi di avvicinamento, o se vogliamo di aggiramento dell’ostacolo.

È difficile vederli, questi libri; ne vediamo piuttosto ricostruite le premesse, analizzate e sezionate le forme, raccontate le storie, tracciate le connessioni. Da un libro si può creare una mappa di altri libri: una cosa simile si è vista ad aprile su Domus 902, il numero Esperanto, senza parole, in cui la recensione di un libro, a pagina 166, è risolta proprio con questo sistema.

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Non c’è niente di immediato, in questo progetto, e niente di conclusivo. Più di una di queste analisi rimane criptica, altre partono da un libro per perdersi volutamente lungo il percorso.

Aya Nakata intervista Will Holder sul suo progetto per Just in Time: il libro non lo vediamo, ma in queste quattro pagine troviamo tutti gli elementi per capirlo, una volta che lo avremo incontrato.

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Incontrato, appunto, visto che i libri, perché lascino una traccia sensata nel nostro percorso, dobbiamo incontrarli, e dedicare loro tempo, come faremmo con una persona. Solo così potremo capire che cosa hanno da dirci, o se noi possiamo farne qualcosa, magari proprio usarli come punto di partenza.

Che cosa c’entra il design con questo? Dipende da ognuno di noi. Può essere un metodo, un filtro, un pretesto per avvicinarsi a un testo. Progettare un libro è probabilmente il modo più completo per farlo.

Alla fine, gli studenti del Werkplaats Typografie un libro non l’hanno fatto. A parte la coreana Young-na Kim, che per capirne uno, in termini di struttura, organizzazione del contenuto, funzione, ne ha fatti quindici; o meglio, ne ha rifatto uno quindici volte, prendendo a prestito elementi del design di altri libri.

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The Book and Other Books non è un libro; è un documento, la testimonianza di un lavoro e di un modo di ricercare. Se lo incontrate, dedicategli un po’ del vostro tempo.

The Book and Other Books
48 pagine, stampa a 1 colore, formato 298 x 420 mm, 2007.
realizzato da David Bennewith, Enrico Bravi, Francesca Grassi, Sandra Kassenaar, Young-na Kim, Joris Kritis, Guillaume Mojon, Aya Nakata, Karl Nawrot, Scott Ponik, Velina Stoykova, Boy Vereecken.

Avoiding ‘another selection by another jury’, we propose an approach that is less focused on the one ultimate book of 2006 and more on the origin of the book. Like a discovery tour of the book or an alternative bibliography. Because a bibliography s a kind of description of the book, but by means of other books. Keeping this in mind, we invite the twelve of you to put together a collection of bibliographies. Think of it like a genealogical tree, with the emphasis on structure – rather than on linear chronology. Which branches lead from / to the book? Which other books are related in terms of form, content and context? We want to end up with as many books as possible, starting with the first twelve.
Julia Born & Lex Trüb, directives for a Workshop, April 2007