Ho trovato una bella sorpresa leggendo Un uomo senza patria di Kurt Vonnegut:

Chi è la persona più saggia che ho conosciuto in vita mia? […] È l’illustratore Saul Steinberg, che ormai è morto, come tutte le persone che conosco. Gli potevo fare qualunque domanda, e tempo sei secondi lui mi dava una risposta perfetta, in tono un po’ burbero, quasi grugnendo. Era nato in Romania, in una casa dove a sentire lui, «le oche ci guardavano dalle finestre».
Gli ho chiesto: «Saul, che ne dovrei pensare di Picasso?»
Tempo sei secondi, e mi ha risposto: «Dio lo ha messo sulla Terra per farci vedere che cosa significa essere veramente ricchi».
Gli ho chiesto: «Saul, io sono uno scrittore, e molti de miei amici sono anche loro scrittori, e pure bravi, ma quando parliamo ho costantemente l’impressione che facciamo due mestieri diversi. Come mai?»
Tempo sei secondi, e mi ha risposto: «È molto semplice. Esistono due tipi di artisti, e non è che uno sia superiore all’altro. Ma uno prende spunto dalla storia della propria arte fino a quel momento, e l’altro prende spunto dalla vita in sé».
Gli ho chiesto: «Saul, ma tu ti senti di avere un dono?»
Tempo sei secondi, e mi ha grugnito: «No, ma qualunque opera d’arte nasce dalla lotta dell’artista contro i propri limiti».

La fulmineità delle parole di Steinberg, pari a quella dei suoi disegni, non smette di stupirmi. Poi mi sembra una bella coincidenza aver trovato questo incontro tra Vonnegut e Steinberg nei giorni in cui ha aperto a Parigi una mostra dedicata a Steinberg, alla fondazione Henri Cartier-Bresson. Ed è importante ricordare le origini di Steinberg proprio quando si sta tentando di convincerci che i rumeni siano il nostro più grande problema.