Un sabato mattina, dalle parti di Montparnasse: una visita alla fondazione Henri Cartier-Bresson per Illuminations, la mostra dedicata a Saul Steinberg. Due sale raccolte ma dense: non per la quantità di immagini, ma per l’intensità distillata in ciascuna di esse, dalle più essenziali alle più intricate. Ancora tracce dei suoi soggiorni milanesi, soprattutto il bellissimo schizzo per “La linea”, un murale a graffito fatto per la Triennale del 1954.

Più di ogni altra cosa, lo sguardo di Steinberg: quello che nei segni e nelle parole (tracciati con lo stesso strumento, e in fondo non molto diversi gli uni dalle altre) è capace di portarci sotto gli occhi qualcosa di vero che non saremmo stati in grado di cogliere.

Un ritratto di Giacometti a matita, e sotto queste righe:

Giacometti’s face was rough cresed by deep lines horizontal vertical and diagonal. The color was often unhealthy. The hairdo was exploding steel wool. In repose he looked angry. But when he liked something a smile of infinite kindness illuminated and transformed his face. (He had also an unexpected resemblance to Colette).

A volte le didascalie che accompagnano i disegni (nella mostra e nel catalogo) cercano di spiegare qualcosa di troppo, guastando un po’ il grande piacere di provare a guardare per un attimo da soli attraverso gli occhi di Saul Steinberg.

Saul Steinberg: Illuminations
Fondation Heri Cartier-Bresson
2, impasse Lebouis
75014 Parigi
6 maggio – 27 luglio 2008