concorso EXPO 2015

Reduci da poco dalla proclamazione del vincitore del concorso “Roma in un’immagine”, all’inizio di dicembre abbiamo assistito al lancio del concorso per il logo dell’Expo Milano 2015. È inevitabile fermarsi a raccogliere un paio di considerazioni politiche che emergono dall’osservazione di questi due bandi.

logo vincitore concorso Roma in un'immagine

Il marchio vincitore per Roma ha suscitato innumerevoli polemiche e ricorsi: in effetti, riesce difficile immaginarsi qualcosa di più raffazzonato e poco professionale, anche se tra i 70 progetti mostrati all’Ara Pacis si trova anche di peggio. Si è discusso della qualità della giuria, della mancanza di esperti di design della comunicazione – e anche qui è difficile non essere d’accordo. Ma sono convinta che collocare il dibattito solo su questo piano sia una sconfitta culturale della nostra professione, perché fa perdere di vista un problema insormontabile creato dalla formulazione del bando.

Il marchio proposto dovrà necessariamente rappresentare l’immagine della Lupa Capitolina, simbolo
della fondazione di Roma ed essere accompagnato dall’espressione testuale/logotipo “Roma”.
(estratto dal bando di concorso)

L’imposizione è forte, una vera e propria dichiarazione politica: Roma è la Lupa. Non importa che questa scelta fatta a monte del concorso escluda qualunque altra rappresentazione di una città la cui ricchezza si manifesta nella convivenza e stratificazione di segni di epoche diverse.
Come se non bastasse, tra tutti i simboli si è scelta la Lupa, ampiamente utilizzata dal fascismo nel suo riciclo dell’iconografia della Roma antica: solo per fare un esempio, “Figli della Lupa” era l’organizzazione giovanile fascista a cui tutti i bambini delle elementari erano obbligatoriamente iscritti.
Sarà probabilmente un mio limite, ma fatico a non vedere in questa scelta la volontà del sindaco Gianni Alemanno, la cui militanza nell’estrema destra è nota a tutti, di riabilitare una simbologia storicamente compromessa, passando dalla banalizzazione per arrivare all’accettazione o alla dimenticanza di ciò che tramite quei simboli è stato rappresentato.

Leggendo il bando di concorso milanese per il logo dell’Expo 2015 non si trova nessuna imposizione di questo tipo. Ai partecipanti è richiesto “lo studio di un nuovo marchio/logotipo rappresentativo di una linea grafica che sintetizzi, in maniera chiara, il tema ispirante la manifestazione”. Queste sono le indicazioni:

Concetto chiave per l’interpretazione grafica del tema di Expo 2015:
“CIBUS SAPIENS”
Il significato di “CIBUS SAPIENS” rappresenta un concetto innovativo di alimentazione “sapiens”. Un’alimentazione sapiente, è, allo stesso tempo, espressione di gusto e di sapere, perché nasce dall’intreccio tra piacere e conoscenza, ricetta e tecnica, cuoco e contadino, coltura e cultura. Un’alimentazione sapiente perché ripaga due volte, sia il palato che la ragione.
Parole Chiave: Sapore, Innovazione, Connessione, Conoscenza
Tono di voce: Moderno, Positivo, Coinvolgente, Chiaro

Il bando è rivolto ai soli studenti e neolaureati “nelle seguenti discipline: Architettura, Design e Arti, Moda, Grafica Pubblicitaria, Disegno Industriale” purché “non ancora iscritti nei rispettivi Ordini professionali o registri professionali”. Il tempo concesso è irrisorio: la scadenza per la presentazione degli elaborati è il 16 gennaio (poi spostata al 31 gennaio).
Il bando è molto generico riguardo alla selezione delle proposte (si parla di una “Commissione Giudicatrice” ma non si fa cenno alla sua composizione né ai criteri di valutazione). Compito della commissione è selezionare due proposte da sottoporre alla “votazione da parte di una giuria popolare”.

Fin qui i dati tratti dal bando. Provo ora a trarre le conseguenze di queste premesse. La scelta di limitare il concorso ai soli studenti – anche di facoltà con una scarsa attinenza al progetto grafico – e per di più in un lasso di tempo molto stretto sembra voler invitare alla presentazione di proposte estemporanee, in linea con l’idea della “creatività” più che del progetto fondato su processi e documentato. La vaghezza riguardo alla commissione e ai criteri apre la porta alla scelta di vincitori analoghi a quello di Roma. Ma il trionfo finale è il voto della “giuria popolare”, che in perfetto stile reality show dovrebbe scegliere il marchio vincitore: una ghiotta occasione per l’amministrazione comunale di Milano, già in campagna elettorale, che senza nessuna presa di responsabilità (dopotutto i partecipanti sono “solo” studenti) si costruisce un evento mediatico utile in vista delle elezioni della primavera prossima: alla luce di questa scadenza, non stupiscono i tempi proposti per il bando.

Due concorsi in cui la politica entra in modi diversi: nel primo per condizionarne i risultati, nel secondo per servirsene a scopi elettorali. In entrambi i casi a soffrirne, oltre alla limpidezza degli affari pubblici, è una professione, quella della progettazione grafica, che avrebbe gli strumenti per dare ben altro contributo allo sviluppo di questo paese.