Oggi pomeriggio ero tra le migliaia di persone, donne e uomini, che hanno partecipato a Milano alla mobilitazione delle donne italiane contro la degradazione dell’etica, della cultura e della politica rappresentate dal presidente del consiglio e dai suoi compagni di governo e di merende.

Ho visto una piazza piena di persone molto diverse tra di loro, finalmente decise a dimostrare che non vogliono sopportare questo stato di cose un giorno di più. Ho visto (per fortuna) la quasi totale assenza di simboli di partito, e una grande inventiva verbale nell’esprimere protesta e disagio. Però ho visto anche una cosa che trovo molto inquietante: un gruppo di ragazze e donne indossavano la maglietta che vedete in questa foto. “Don’t call me doll”, diceva, ed era vistosamente firmata Sisley.

Ho chiesto a una delle donne che la portavano quale origine avesse: “me l’hanno data qui all’ingresso della piazza”, mi ha risposto, “e mi sembrava divertente”.

Vi propongo una galleria delle immagini con cui Sisley, con la collaborazione del fotografo Terry Richardson, comunica al mondo da più di dieci anni. Lascio a voi decidere se valga la pena di manifestare per la dignità delle donne con quel marchio sul petto. O con qualunque marchio.