Non so a voi, ma a me in metropolitana piace leggere. I miei orari mi permettono di viaggiare fuori dall’ora di punta, e di trovare perfino un posto a sedere qualche volta, così che posso dedicare un po’ di tempo al quotidiano o al libro del momento. Così era, almeno fino a qualche tempo fa. Poi sono arrivati i nuovi treni del metrò di Milano, orgogliosamente chiamati Meneghino. Da allora, se ne vedo arrivare uno, la tentazione è di lasciarlo ripartire e aspettare quello successivo, sperando che sia un “vecchio modello”. Se vi state chiedendo perché, la spiegazione è semplice: il Meneghino parla, e lo fa quasi ininterrottamente.

Ora non è più possibile leggere alcunché, perché una voce squillante e petulante – e manco a dirlo femminile, e questo sarebbe un altro bel capitolo da aprire – continua senza sosta ad “informarci”. Lo so che cosa state pensando: non ci si può sempre lamentare, anche quando, per una volta, l’ATM si decide ad offrire informazioni ai passeggeri. Se la pensate così, probabilmente non prendete la metropolitana a Milano, o lo fate armati di musica e cuffie. Appena si parte da una stazione parte la prima bordata:

Prossima fermata: Garibaldi FS. Corrispondenza con stazione ferroviaria Garibaldi, e Passante Ferroviario linee S1, S2, S5, S6, S8, S10, S11. Next stop: Garibaldi FS. Connection with Garibaldi railway station, rail lines S1, S2, S5, S6, S8, S10, S11.

L’elenco è inesorabilmente lungo e incalzante. Del Passante Ferroviario, una rete fantasma che ha undici linee ma non molti treni, e su cui non si dà nessuna informazione nei contesti in cui sarebbe davvero utile (per esempio sul sito ATM o nelle mappe delle stazioni metropolitane), qui non ci viene risparmiato nessun dettaglio. Non fa in tempo a finire il primo assalto che siamo quasi arrivati a Garibaldi, e la signora riparte alla carica:

Fermata: Garibaldi FS. Apertura porte a destra. Stop: Garibaldi FS. Doors open on the right.

Qui magari psicologi e studiosi dell’orientamento umano mi smentiranno. Da utente posso dire che, dato che la voce non è un segnale orientato nello spazio, quando sento questo messaggio piovere da ogni direzione posso solo chiedermi: A destra di cosa? È davvero sicura la signora (o meglio i suoi committenti) che i passeggeri viaggino rigorosamente orientati nel senso di marcia, e che quindi al momento buono vedranno le porte aprirsi effettivamente alla loro destra? E hanno provato a chiedersi qual’è la quantità di informazioni al minuto che un essere umano può ascoltare prima che diventino tutte indistinguibili (e quindi non più “informative”)?

Infine: le fermate fino a poco fa avevano dei nomi brevi e facili da ricordare: Piola, Lanza, Cadorna, Sant’Ambrogio. Ma i committenti, avendo pagato la signora (dovrei darle un nome forse, che ne dite di Flora?) e dovendo mettere a frutto il suo tempo, avranno pensato che se la sarebbe cavata con troppo poco. Ecco quindi un fiorire di nuovi nomi: Piola Politecnico Università degli Studi, Lanza Brera Piccolo Teatro, Cadorna FN Triennale, Sant’Ambrogio Università Cattolica Museo della Scienza. Non sto scherzando: questi (compreso l’ultimo, composto da SETTE parole) sono i nomi delle stazioni che Flora ripete quattro volte a fermata, due per gli italiani e due per tutti gli altri.

Sono sicura che Flora è una stimata professionista, e che i testi, poveretta, non se li è scritti lei. Avrei magari apprezzato un tono un po’ più discreto, ma chissà come l’avranno “briffata” (su, su, Flora, un po’ di entusiasmo, facciamo capire ai cittadini quante belle opportunità hanno in metropolitana!). Il risultato non è dei più naturali, e dietro all’allegria forzata di Flora riesco solo a immaginare un sorriso rigido e inquietante quanto quello dell’infermiera della campagna Pane, amore e sanità.

Ai suoi committenti, oltre a qualche saltuario viaggio sui mezzi dell’azienda che dirigono, consiglierei un corso di aggiornamento a Londra, alla Transport for London. La metropolitana sarà vecchia e scalcinata, ma lassù sembrano ricordarsi ancora come parlare alle persone (per esempio, con la voce di Emma Clarke) e soprattutto sanno come informarle (guardate la sezione Getting Around del sito TFL).

Intanto, in attesa di tempi migliori, vi consiglio di visitare la pagina dei sito ATM sul Meneghino, dove, oltre agli “interni da business class”, si vanta la silenziosità del treno. Davvero imperdibile il “video d’autore”, un capolavoro di retorica aziendale in cui il treno viene mostrato quasi vuoto (una vera e propria esperienza paranormale).