Luna Maurer Blue Fungus Stedelijk Museum

Superare la divisione delle discipline del design basata sul medium utilizzato, per passare a un design definito da metodi e processi più che dagli artefatti finiti.
Il Conditional Design presentato da Luna Maurer alla conferenza di Icograda Design Week è questo e altro; un manifesto (che trovate tradotto qui sotto), un gruppo di lavoro (oltre a Maurer, Edo Paulus, Jonathan Puckey, Roel Wouters), un laboratorio nel quale ogni settimana vengono sperimentate nuove modalità operative.
I risultati di questi workshop settimanali (documentati sul sito conditionaldesign.org) difficilmente possono essere percepiti come “progettati”, abituati come siamo a riferirci a prodotti perfettamente finiti; vanno invece intese come testimonianze di un iter lavorativo, senza nessuna ambizione di essere completi.

Questa incompletezza può portare a interrogarci sulle finalità e sull’efficacia dei risultati, ma in questo esperimento in progress resta un nucleo concettuale che vale la pena di non accantonare tanto in fretta. Nell’attuale interconnessione tra i medium, dove per esempio il digitale sta aiutando a ritrovare la dimensione fisica degli oggetti anziché renderla meno importante (vedi i sistemi di prototipazione rapida e il print-on-demand), una riflessione come quella di Maurer e soci aiuta a non farsi ingannare né dalla forma né dalla tecnologia viste in modo isolato, e a riportare lo sguardo sul design come azione, distogliendolo dal design come attributo.

Un workshop di Conditional Design può svolgersi in diversi modi: realizzando caratteri con nastro adesivo, disegnando su un unico foglio usandolo come terreno comune (o campo d battaglia), creando musica con quattro computer portatili e un semplice software. Quello che queste attività hanno in comune sono le regole, indispensabili quando il campo di azione è potenzialmente infinito. La loro costante presenza nelle azioni dei conditional designers fa intuire una motivazione che ha un valore etico: una regola, ponendo dei limiti, costringe a riflettere su ogni azione o scelta, sulle sue premesse e sulle sue conseguenze.

Si può obiettare che la riflessione dovrebbe fare comunque parte del design, del suo svolgersi come processo fatto di scelte motivate da finalità, tecnica e contesto; ma si deve anche riconoscere che le condizioni in cui il progetto attualmente si realizza spesso mettono in crisi questo assioma; paradossalmente, ciò che a volte non aiuta è proprio la facilità e l’accessibilità della tecnologia contemporanea, che usiamo molto di più ma conosciamo probabilmente meno di quanto i nostri predecessori conoscessero quella del loro tempo. Qualunque occasione che aiuti a riguardare in modo diverso al proprio lavoro è quindi più che utile.

C’è anche un aspetto giocosamente liberatorio nel porre delle regole: quando i criteri sono definiti, e alcune scelte primarie sono state fatte a monte, si può osservare meglio come il lavoro si sviluppa, e esplorare creativamente i margini di libertà all’interno dei confini.

Ma c’è anche un altro elemento etico: il rifiuto della casualità come input – l’input è sempre umano / sociale. E il processo è sempre frutto di scelte precise: un aspetto da sottolineare in un ambito che spesso vuole sembrare impersonale, e in cui la decisione di lavorare con la casualità è una non-scelta che ha qualcosa di ambiguo.

Luna Maurer Drawing Typologies catalogue

Uno dei progetti in cui Luna Maurer ha applicato le regole del Conditional Design è il catalogo della mostra Drawing Typologies, Proposal for Municipal Art Acquisitions in the Stedelijk Museum CS. A partire dal tema del libro (una selezione di artisti olandesi che hanno scelto il disegno come mezzo espressivo) Maurer ha scelto di “scrivere” tutti i test del catalogo usando un plug-in di Scriptographer. Text Pencil trasforma il cursore del mouse in una specie di “distributore” di testo: le linee tracciate vengono quindi riempite con il testo che è stato caricato in prececenza.
Avendo scelto questo strumento, Maurer ne ha poi dovuto trarre tutte le conseguenze, non solo in termini di tempo, ma anche nelle modalità di esecuzione. Si è trasformata in una amanuense digitale, e ha osservato per esempio come ogni riga tracciata fosse influenzata da quella precedente e condizionasse la successiva. Il lavoro che ne risulta assume delle qualità organiche, e questo accade anche grazie alla rinuncia agli automatismi, e all’uso della tecnologia non come scorciatoia ma come strumento e possibilità da usare consapevolmente.

Parte del Conditional Design consiste appunto anche nel progettare gli strumenti; di questo si occupa in particolare Jonahan Puckey (del suo lavoro si è parlato nell’intervista a Jürg Lehni apparsa su Pg 10). Puckey è un designer olandese che integra perfettamente nella sua attività le sua capacità di programmazione; Text Pencil (oltre a diversi altri plug-in per Scriptographer) è stato sviluppato da lui.

L’essenza di questo “progettare le condizioni” appare in Blue Fungus, un altro progetto di Luna Maurer, realizzato nel 2008 durante la mostra Deep Screen, Art in Digital Culture, allo Stedelijk Museum di Amsterdam. All’entrata della mostra i visitatori ricevevano un foglio con alcuni adesivi blu e una serie di regole a cui attenersi: durante la visita potevano applicare gli adesivi sul pavimento. Quelle che si sono sviluppate negli spazi del museo sembrano nuovi organismi, cresciuti nel corso dei giorni con i ritmi lenti della vita, più che con i tempi istantanei della comunicazione digitale.
In questo, come in altri casi, il progetto si ferma alle norme, alle regole del gioco: poi al designer non resta che farsi da parte, e vedere ciò che altri ne faranno. Più regole, ma in fondo, molto meno controllo, e disponibilità a cogliere esiti che possono sorprendere. Forse questa è davvero una novità.

pubblicato su Progetto grafico 14/15, giugno 2009

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Conditional Design
Un manifesto per artisti e designer

Con l’influenza dei media e delle tecnologia sul nostro mondo, la nostra vita è caratterizzata dalla velocità e dal continuo cambiamento. Viviamo in una società dinamica, guidata dai dati, che produce continuamente nuove forme di interazione umana e contesti sociali. Invece di guardare romanticamente al passato, vogliamo adattare il nostro modo di lavorare facendolo coincidere con questi sviluppi, e vogliamo che il nostro lavoro rispecchi il “qui e ora”. Vogliamo accogliere la complessità di questo paesaggio, cercare di comprenderlo e mostrarne la bellezza e i limiti.

Il nostro lavoro si concentra sui processi più che sui prodotti; cose che si adattano al contesto, esaltano il cambiamento e mostrano le differenze.
Invece di agire sotto le etichette di Graphic Design, Interaction Design, Media Art or Sound Design, vogliamo proporre il Conditional Design, un termine che si riferisce al nostro approccio più che ai medium che scegliamo. Conduciamo le nostre attività usando i metodi di filosofi, ingegneri, inventori e mistici.

Processo
Il processo è il prodotto.
Gli aspetti più importanti di un processo sono tempo, relazioni e cambiamento.
Il processo produce formazioni anziché forme.
Cerchiamo di cogliere le strutture che emergono, impreviste ma correlative.
Anche se un processo ha l’apparenza dell’obiettività, siamo coscienti che in realtà esso si sviluppa a partire da intenzioni soggettive.

Logica
La logica è il nostro strumento.
La logica è il nostro metodo per accentuare ciò che sembra impossibile da cogliere.
Un contesto chiaro e logico mette in evidenza tutto ciò che sembra non adattarvisi.
Usiamo la logica per progettare le condizioni attraverso le quali il processo può avere luogo.
Progettare le condizioni usando regole intelligibili.
Evitare la casualità arbitraria.
Ogni differenza deve essere motivata.
Usare le regole come vincoli.
I vincoli acuiscono la prospettiva sul processo e stimolano il gioco all’interno dei limiti definiti.

Input
L’input è il nostro materiale
L’input impegna la logica e attiva e influenza il processo.
L’input deve venire dal mondo complesso che ci circonda; natura, società e interazioni umane.

Luna Maurer, Edo Paulus, Jonathan Puckey, Roel Wouters
www.conditionaldesign.org